Archivi del mese: novembre 2010

L’ultima cena

E’ un finale insostenibile
quello dei film in bianconero
di un cielo nel colore di pane
che dividi nell’ultima cena
a spezzarmi il corpo tutto.

Non ti accorgi di me, delle tasche
che rivolto di traverso
a raccogliere i fili in trecce
prima che si sciolgano le dita.

Non ti accorgi del freddo intenso
che è sempre inverno, qui
ai confini del muro nel petto
un lungo ponte levatoio, di notte
di polsi appesi  nel vuoto.

Certe nebbie sono eterne
ti rimangono addosso, a coprire
il peso degli anni e le vedute
di te che mi scivoli gli occhi
come un mare che muore d’asciutto.

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Piove di cedro rosso

Quando piove di cedro rosso
a fissarti le ginocchia in grembo
per tenerti  viva nella stanza
come se di vetro fossi fatta.

Ed io, frano di carta pesta
per sgranare le abitudini
in ciò che resta del mezzo miglio
nella distanza dalla luna.

L’autunno sgocciola sulle foglie
saltando in volo senza meta
che abbiamo mani troppo occupate
per sfiorarci, piene di sogni morti
e poi tre giorni non bastano
a ritornare su questo cielo.


Trafitto dal volo

Trafitto dal volo delle effimere
a raccogliere un giorno che sia un mondo
per poi tornarci dentro, bruciato
di poche ceneri rimaste
che lascio posare nei ripostigli.

E poi i tuoi riflessi sul pavimento
che non mi concedono niente
perché i reticoli confondono
fino a piegare l’indulgenza tutta.

Sai,  questo svestire mi uccide
di troppi strati immersi nel fango
a coprire le spalle di madreperla
come ali sporche di greggio
che scivola persino l’onda del mare.


Poetarum Silva

Un grandissimo ringraziamento a Poetarum Silva e soprattutto a Clelia Pierangela Pieri per aver creduto e apprezzato la mia poesia. Essere nella stessa pagina con grandi autori contemporanei è emozionante.

Questo il link http://poetarumsilva.wordpress.com/2010/11/25/gianluca-corbellini-poesie/


Il tempo dei fenicotteri

Verrà il tempo dei fenicotteri
per scrivere di te, in cima concava
di nidi contrari e sottovento
a risvegliare punti d’ambra
che ricordano giudizi universali.

Eppure amavi le salite di ghiaia
sorridendo di polline sottile
che lisciavi sulla guancia
nel truccarti da mimo fecondo.

Non ho mai avuto capitelli
per poggiarci il cielo sopra
e seminarli di perle sacre
che si perdono distratte
sgranate nella polvere.


Un giorno qualunque

A volte ricordo quell’aprile
con l’odore d’orizzonte
che vestiva in melograno
e si posava sul fianco.

Di poltrone nella terrazza
a scaldarti le ciglia
mentre le gocce di rame
ti scendevano in trasparenza.

E l’attico al pianterreno,in penombra
a disegnare le vie di Sarajevo
che sprofondava dai ponti
lasciando fiumi in disuso
come l’eco di un giorno qualunque.


Tre grammi

Sai, quell’incantevole idea
di fare il bagno nel fango
per non sparire neanche un attimo
e poi colare nella terra,  come lava
che graffia vene sulla faccia
a scorrere le distanze siderali
di giorni che muoiono vuoti.

Non ricordo se ci fosse il sole
forse le finestre erano sbagliate
di quelle senza la luce
a cercare l’ombra delle sbarre
almeno quelle, le avrei strette forte.

Ti stavo a  guardare invisibile
mentre ti strappavi le unghie
per poi accorgermi dell’aria
di quello spettro che ero diventato
a spogliarmi  l’anima
per tre grammi di carne.


Tracce di gesso

D’ardesia scorrono tracce
graffiti in gesso
che disegnano giacche a righe
deformate in calce
come illusioni metalliche
a cavarne gli occhi defunti.

Sono stanco
di sentirvi digrignare i denti
che si perdono nei piatti luridi
e poi nascondermi sotto i tavoli
a scrivere di schegge
sputate sulle colpe del padre.

Ho bisogno di baciare il ferro
lucidarmi le labbra
nella pozza di un cardinale
che si scioglie sul muro
a ricordarmi per sempre.

Liberamente ispirata alla canzone Jeremy dei Pearl Jam, il testo parla di un ragazzo che una mattina entra a scuola con una Magnum e si spara in bocca davanti alla classe. In seguito una compagna trovò degli appunti di Jeremy in cui chiedeva solo di poter esistere ; in famiglia, a scuola nel mondo.

Eddie Vedder rimase colpito da questa solitudine e ci scrisse questo brano che poi è un invito rifiutare il suicidio come mera vittoria di Pirro contro questa società abbietta e poco avvezza alla diversità.


Grazie a Gabriele La Porta

Ringrazio pubblicamente il blog di Gabriele La Porta per aver segnalato una mia poesia.

Grazie di cuore.

Qui il link http://gabrielelaporta.com/2010/11/20/ti-cerco/#comment-21736


Il ponte a chiang mai

Siamo stati nidi e foglie
appesi al cambio delle stagioni
a dondolare le venature
come su quel ponte a chiang mai
dove le gambe si sfioravano
in bilico sulle corde.

Di me ricorda i silenzi assorti
nei sottoscala degli androni
dove gli amori si toccavano nel buio
tra le sottane delle vecchie stronze
e le ringhiere che tremavano.

Di me ricorda le risposte mute
riparate in fretta a coprire i lutti
nei freddi letti di parole
che poi sanguinano per sempre
e ti ci devi abituare.


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