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dietro le parole

Dicono che per sputare sangue
basti un angolo, un istmo di terra
che accetti di affogare
senza la minima resistenza

sarà perché è inutile
come certe promesse da mantenere
vecchie troie diafane
travestite da profezie trasandate.

Vedi, non c’è verginità da temere
dietro le parole
solo un tentare ridondante
il fastidio cronico
nel volersi definire, concedersi un varco
un grammo di occasione

capita che sia troppo tardi
per salvare le apparenze
dedicandoci al giardinaggio sulle lapidi
oppure a lucidare le maniglie
che sai bene
un attimo dopo finirai per profanare

perché ogni volta non sia un armistizio
senza scelta alcuna
che per evidenza si intende questo ;
il patto con un diavolo
e non la prima comunione


Clelia Pierangela Pieri

Titolo : Vetri

Autore : Clelia Pierangela Pieri

Dalle mescolanze armoniche che nelle mani sostano
dai tuoi dire e i miei seguire in clamori e soluzioni
passa un tempo che gioca a farsi serio e più non serve.
S’incanta il trapano del vicino ai timpani già offesi
poi la musica che – questa sì che è musica –
e io vinta muoio o solo rimango a ridere sguaiata
resto, che forse è sgomento. Resto a guardare i suoni
e non si può, tu dici. Non si deve, penso.
Non posso consegnare ancora a questa tregua
trilli attorcigliati al malumore guasto di un respiro.

Vola, neve, vola che ti rigiro e più non penso tu sia finta
porto con me un vetro e ballo, rido in questo non sapere.
Ho denti a digrignare se mai volessi accarezzarmi il ventre
mi trovi lì, tra finzioni e tolleranza, a spalancar le gambe.
E raschiano, raschiano ancora quel che resiste
biancore rovistato.
Scende il nevischio diradato.

Clelia potete continuare a leggerla sul suo blog dove scrive anche in prosa qui http://desasossego.splinder.com
Collabora con il blog del giornalista Daniele Barbieri qui http://danielebarbieri.wordpress.com/
Fa anche parte della redazione di Poetarum silva blog letterario http://poetarumsilva.wordpress.com/


Roberta D’Aquino

Titolo : “Singolare presente passato”

Autore : Roberta D’Aquino

mi fermo ad una verità
io sono, sono stata
non posso dire neanche che sarò
per un bruciore d’occhi repentino

per un fascio di luce un assassino
arriva e ti deruba d’ogni altra verità

non posso dire al tavolo “sei tavolo”
o alle innumerevoli matite, alle loro punte
affilate o tonde che cerchiano
i percorsi della pioggia nei canali
di conoscerle come un nome giusto
se non fosse che mi rigano l’incolumità
come un bisturi e il foglio rileva una piega
in cui infilare dita, sbirciare come a una finestra

non posso dire che durerà

un giorno perderò il fanciullo
che ha tanto bisogno di parlare
smetteranno di piovere colori
di nascere nomi per quello che mi occorre
nominare

si resterà dimentichi, di corsa
su altre mille strade
e un me affacciato come un vecchio
con le gambe stanche.

Potete continuare a leggere le opere di Roberta D’Aquino sul sito Versinvena con il nick maridinotte a questo indirizzo : http://versinvena.freeforumzone.leonardo.it/forum.aspx?c=174551&f=174551

Questo il suo blog : http://lamatassadiblubilla.splinder.com/


Il passato si sconta nelle dita

Il passato si sconta nelle dita
di stigmate fissate tra i ricordi
come urtare l’universo tutto
e percepirne il battito, senza guanti
a berne il freddo più lontano.

Se solo immaginassi gli anni, quegli angoli
delle stanze innevate, e gli strascichi
a coprire il buio sotto il letto
che poi si presenta di mondi altrove
dove le ciotole non servono per bere.

Se mai affogassi mi farò terra
a spogliarmi di grano, che l’oro non mi dona
perché non ce n’è mai abbastanza
di un rimpianto appeso al collo
e di un naufragio in cui aggrapparmi.

Lascio entrare quei gomitoli di luce
ad aspettare il tempo per bussare
e chiedermi il futuro, come piegarlo 
avvolgerne uno schizzo nel deserto
di sapere ogni attimo dove andare.

 


Naufragare

Sai, delle foglie che corrono
a graffiare le ciglia di traverso
come soffiare sul sapone
da chi respira a malapena.

Di quando le memorie si perdono
nell’asfalto di riso bagnato
ed io, chino a raccogliere il vento
che nascondo nelle tasche.

E poi guardare fuori dalle finestre
l’ombra incerta dell’uva fragola
che cola di stagioni tristi
fatte di carta, come le barche in pozze
spinte dai sogni di un bambino.

Ormai il tempo ha spento gli occhi
addormentati in un letto, senza vele
che non servono per naufragare
perché una terra vale l’altra
come l’illusione tutta vigliacca 
di chi si finge un’altra vita.


Piene d’autunno

Inaspettata arriva la piena
a bagnare nel platano il corpo
affogato in mezzo, delle foglie
appese di vento in tramontana
che scivola tra i sesti ribassati.

Quelle vetrine nel cassetto
a vendere sogni, come il tempio
nella gerusalemme del nazareno
gravida di ossa in nero pece.

E poi le troppe cose da scacciare
a cui non sono pronto
perché vivo di mondi altrove
affacciato di terrazze nei contorni.

Donerei gli autunni interi
per vederti fiorire da quel viale
con il canavaccio tra le mani
a lavarmi le sconfitte tutte
che servono solo a prosciugare.


Dirti di me

Dovessi dirti di me, del mio cammino
in un viaggio senza mondo
di un’eclissi senza fine alcuna
come le orecchie chiuse in ceralacca
per non sentire gemere la pioggia.

E poi dissetarmi di marmo e silenzio
di quella sete lenta e feroce, che divora
la veglia disegnata sulla bocca
a rendermi schivo di false carezze.

Ritrovarmi in fondo, nei titoli di coda
che colano di cielo nero, come serpi
tra i ciottoli maturano di netto
per cambiare pelle in primavera.


Piove di cedro rosso

Quando piove di cedro rosso
a fissarti le ginocchia in grembo
per tenerti  viva nella stanza
come se di vetro fossi fatta.

Ed io, frano di carta pesta
per sgranare le abitudini
in ciò che resta del mezzo miglio
nella distanza dalla luna.

L’autunno sgocciola sulle foglie
saltando in volo senza meta
che abbiamo mani troppo occupate
per sfiorarci, piene di sogni morti
e poi tre giorni non bastano
a ritornare su questo cielo.


Poetarum Silva

Un grandissimo ringraziamento a Poetarum Silva e soprattutto a Clelia Pierangela Pieri per aver creduto e apprezzato la mia poesia. Essere nella stessa pagina con grandi autori contemporanei è emozionante.

Questo il link http://poetarumsilva.wordpress.com/2010/11/25/gianluca-corbellini-poesie/


Tracce di gesso

D’ardesia scorrono tracce
graffiti in gesso
che disegnano giacche a righe
deformate in calce
come illusioni metalliche
a cavarne gli occhi defunti.

Sono stanco
di sentirvi digrignare i denti
che si perdono nei piatti luridi
e poi nascondermi sotto i tavoli
a scrivere di schegge
sputate sulle colpe del padre.

Ho bisogno di baciare il ferro
lucidarmi le labbra
nella pozza di un cardinale
che si scioglie sul muro
a ricordarmi per sempre.

Liberamente ispirata alla canzone Jeremy dei Pearl Jam, il testo parla di un ragazzo che una mattina entra a scuola con una Magnum e si spara in bocca davanti alla classe. In seguito una compagna trovò degli appunti di Jeremy in cui chiedeva solo di poter esistere ; in famiglia, a scuola nel mondo.

Eddie Vedder rimase colpito da questa solitudine e ci scrisse questo brano che poi è un invito rifiutare il suicidio come mera vittoria di Pirro contro questa società abbietta e poco avvezza alla diversità.


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