Archivi del mese: ottobre 2010

Stranezze

Eppure amavi le mie stranezze
di quando decollavano le dita
per far ruotare le girandole
che poi di vento si scuotevano
a danzare sorprese dai fiumi.

Visti da me quei fori sui ponti
tanto da soffiarci dentro
e poi i cerchi di rame
che succhiavo al mattino
nelle tazze da collezione.

E come le gru nei cortili
a disegnare campane
da salvare sotto la pioggia
che poi scivolavo di traverso
scavato negli angoli
dei sorrisi sciolti nel gesso.


Pensieri di plastica

Mi penso spesso la notte

perché non amo i sudari di pile

che poi si bagnano

come le puttane metropolitane

Matrioske svuotate

amanti di boschi avviliti

presi a calci in culo dalle ruspe

 

Non ho mai amato le carezze dei proiettili

dove i vetri si piegano

perché premeditate

come i ferri di Tienanmen

che fagocitarono sorrisi liberi

 

riconosco la mia razza

perché ha un pedigree scaduto

come il latte

nelle ginocchia dei turisti

che sembrano ciechi

alle oscurità delle chiese


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