Archivi del mese: ottobre 2011

n diverse

Qui è ancora buio
mentre mi cammini avanti
io indietro di decenni
a domandarmi la risacca dei tetti
e perché le n di chi sgombra cantine
siano sempre diverse

a volte, anche le parole possono essere randagie
come un gatto che annaspa
a un nemico immaginario
e poi finisce a terra o in fondo al foglio
che tanto è uguale

in fondo, basterebbe un giunto cardanico
per ritrovarci insieme
qualsiasi punto d’incontro ;
un quarto di luna, il mezzo giro di solstizio
una n diversa

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sud, sud-ovest

Sarebbe come cercare quattro monete perse
un diario di viaggio
di qualcuno che non ha mai fatto un passo.
Il remo retrattile delle vele

e tu che continui a non chiedermi
quale sia la metà di me che disconosci ;
il quasi nulla appeso, un’inutile parola
e la fatica di intuirne il labiale

perché vedi, non servono significati
per valicare i passi
di chi porta in spalla secchi per la pioggia
e poi si lascia trascinare dalle piene

forse sono proprio i silenzi ammessi
il paradosso vero delle apparenze
che si misurano in miglia
e mille fanno un falso armistizio
(di un’altra guerra persa in partenza)

è il senso che fa l’aria d’ottobre a capirla piano
a toglierla dai capelli sciolti
lasciando che indichino sud
sud-ovest


nn

e quindi, dovrei immaginare frontiere
di confini come pisciatoi per lupi
neanche fossero attici al quinto piano
dove solo le antenne sono ravvicinate

in distanze inversamente proporzionali
che più sei vicino
più risenti degli spazi siderali

perché vedi, indietro non si torna
sarebbe una banalità
come scrivere di gabbiani, primavere
e venti di ponente

che nulla hanno a che fare con la rabbia
di chi stava sempre in porta
con il sangue ai ginocchi lividi
e alla conta l’ultima scelta
(è solo un altro modo di morire)

poi viene come un senso di figlio nn
a ricordarti le ossa
cresciute storte, poco dritte ;
ossa di fratture familiari rimesse insieme
come un colpo di tosse, ed un saluto

Al prossimo post metterò il link del premio della Smasher, è uscita l’antologia che si chiama FRAGMENTA ed è bellissima


Tra cielo e mare

Quando si fa notte davvero
i pensieri sembrano aquiloni
quelli alti
che non sai dove andranno a finire

perché l’emigrare
vuole altre ali di carta
da inseguire

cieli in burrasca
come vele spiegate
che mai si toccano
ma sognano un mare al riparo

immaginare di sfiorarti
come luce sotto la porta chiusa
o il diritto d’amare. E tu
pelle d’oca nella bocca
a regalarmi strati di vento

che soffia mancanze
di sillabe strappate al silenzio
a ferire le spalle

una foglia sopra l’altra
che del peso nullo
non sopporta più l’assenza


maggio ’79

Di quei giorni qualsiasi
dove il sole cresce sui soffitti
che sembrano piazze semivuote
e i bar non fanno ancora male

tra le mani un trentatré del duca bianco
col peso nullo dei tuoi quaranta chili
la pelle come un campo da golf
con troppi buchi da curare

ed io, occhi di nebbia
a far finta di non vedere
di avere qualcos’altro da fare
un’ipotesi di uomo che mi preme

i segreti non si fingono, sono pozzi artesiani
e scavarci in parallelo è inutile


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