derivare

Succede in quei giorni siamesi
quando il respiro pesa
quasi una longitudine, un emisfero
e oltre

se bastasse concedersi
in distorsioni di colore
mentre tutto appare infinitesimale
piccolo
un microrganismo di falesie
che puntano a nord e ancora più su
lì dove è possibile derivare

per trovare il modo di condividerci;
Come fossimo lo stesso odore
una guerra civile, la resa incondizionata
da sussurrare


Il perdurare delle piogge

Sai, qui è scesa l’altitudine
e l’aria sembra desistere dalla sua vocazione
come fosse un monito
all’incapacità di sfiorarci

vorrei fermare l’adesso
con il peso di un monolite
abbattere il tavolo bianco che ci divide
crea differenze, intarsi alla deriva
in asimmetria totale con le sponde

non chiedermi di ritorni
scortati dalla tristezza di un bisogno
che non appaga
prima ancora, d’aver pensato a quelle cose
lasciate intentate e poi riprese

perché le parole, a volte, accadono ;
come le sedie ultime di una fila
un anno bisestile
il perdurare delle piogge


Peso specifico

infine ci ritroviamo senza alibi
a tentare di spartire quelle acque
che non servono e non convincono
per peso specifico

anni di polvere sui davanzali
e impronte di gomiti, aspettando il ritorno delle anatre
l’eleganza di un tarsio
o qualsiasi forma d’inverno possibile

che sia una prigione poco importa
con gli occhi di un disertore
fuori
ad immaginare i tetti disfatti
tra cadute di cieli e satelliti

strana voglia di diaspora
questa, che tralascia le gambe
e sembra lontana
come una casa sotto le bombe


Ventisette luglio

Un giorno come tanti
dall’aria di continenti alla deriva
per non saperci stretti
poco inclini ai confini disegnati

come chi non si basta
e sembra contare miglia sulle dita
fino a dieci e poi riparte
o forse mai

perché certi viaggi cominciano dagli occhi
li puoi sentire ;
la pausa prima della virgola
il vento forte sui viadotti
un letto bianco, un divisorio

questione d’equilibrio
sentirti ancora qui vicino
come due natanti legati al molo
che si  sfiorano nei fianchi
a intervalli irregolari

prevista neve al mare
ma è estate e nemmeno piove.

 

Sedimenti

E poi iniziammo a camminare
improvvisando centimetri siderali
come si improvvisano le parole
il più delle volte non revocabili

dettagli
che un giorno, chissà, ci serviranno
per un ritorno
con lo stesso odore di terra di adesso

tornare da cosa poi ?
dalle rive opposte
che non coniugano mai. Dai margini di un foglio
privo di qualsiasi significato.

L’appartenenza a un che
non ha perché da svelare
ma solo sedimenti da raccogliere


Senza titolo

E poi non rimane che un verbo imperfetto
di quelli che sembrano pesare una luna
che proprio non riesci a sostenere

difficile
come trovare l’uscita d’emergenza
un’ostia di vento
due ginocchia sane dopo la preghiera

per pregare cosa poi
che due gradi di latitudini traverse
diventino premonizioni
pezzi da collezionisti di pioggia
e vecchi ombrelli

spigolature, penserai
come tralasciare le ferite
di un mancato coraggio
degli occhi, tenuti chiusi
proprio sul lascito di un cielo aperto

perché vedi, ciò che non si dice
è una lontananza parallela
come quando i quattro cantoni erano occupati
e io, rimanevo da solo nel centro


Natalìa Castaldi

Autore : Natalia Castaldi

c’è una pace nell’ascolto delle cose
che come l’insieme delle gocce
forma l’incalcolabile vastità del mare
quando soffia l’attesa lieve delle onde
all’increspatura della tua fronte
che arriccia in silenzio il sopracciglio
e pensa

c’è una pace nel sentirsi granello tra le cose
che non si chiede ma si perdona l’esistenza
ora che la fine dell’anno è solo un rito formale
per il computo delle nostre ossa

[E’ una pace tersa stasera
barattare al tempo il mio perdono]

Natalìa Castaldi è l’ideatrice di Poetarum silva, blog letterario collettivo tra i MIGLIORI in rete. Per il link basta seguire il mio blogroll. Ha scritto “Dialoghi con nessuno”, edito da Edizioni Smasher che potete comprare a questo link :

http://www.edizionismasher.it/nataliacastaldi.html

 


La scrittura secondo me

LA SCRITTURA SECONDO ME

Autore : llMezZanottEll

 

Io vi avviso: non so come ne uscirete da questa lettura. A dire il vero, non so come ne uscirò io stessa, dopo che avrò scritto e soprattutto dopo che avrò messo in piazza la contorta e  perversa storia che mi vede protagonista. Infatti, dopo anni in cui mi diletto a scrivere, ho deciso di analizzare tutto ciò che ho scritto, visto, sentito e provato, da un punto di vista filosofico-psicanalitico. Filosofico perchè, volendo analizzare i confini del possibile e dell’assurdo, solo la filosofia può compiere quell’indagine logico-illogica senza la pretesa di trovare un modello perfetto e non confutabile. Mi piace essere confutata, lo ammetto. Psicanalitico perché scrivere è un fatto intimo, e come tale la radice risiede nell’abisso di ognuno di noi, il cui fondo è inarrivabile. Ecco perché una volta iniziato il percorso, non si smette mai di scavare per ritrovarsi. Ora, vi starete chiedendo il perché io faccia tutto questo . La risposta è semplice, ma non scontata: analizzare tecnicamente il mio misterioso rapporto di coppia con la scrittura, dal momento che in un certo senso ha avuto e continua ad avere un preponderante peso nella mia vita. Se non l’avete capito, lo faccio perché come ogni innamorato che si rispetti, non posso non raccontare al mondo intero ciò che  ritengo la mia più bella storia d’amore mai vissuta. Io e la scrittura, che  badate, per me ha sesso maschile.

 

Fondamentalmente infatti  credo che questo struggente connubio di anime abbia proprio un valore amoroso,  perché è un qualcosa che sento fortemente intrecciato a quella convulsa dottrina riguardante anima e sentimento, amore e odio, vita e morte, psiche e techne  e razionalità e follia tipico di ogni legame stretto e sanguigno . Disse infatti bene Gorgia nel suo “Elogio di Elena” : “ I divini incantesimi compiuti con le parole possiedono una potenza che blandisce l’anima persuadendola e trascinandola con il loro fascino”. Credo infatti che io , in un tempo che non riesco ancora a definire, ne sia stata fatalmente travolta, senza saper fare più ritorno alla normalità. Io amo, dunque scrivo. Un po’ come l’internazionale  “ cogito ergo sum” magistralmente reinterpretato da Agota Kristoff , con :  “ chi non ha scritto nulla nella propria vita, non è mai esistito”. E ricordo che anche Plinio il vecchio consigliava fin dai tempi che furono:  Nulla dies sine linea. “Non lasciar passare neanche un giorno senza scrivere una riga”.Dunque, ricordatevi di amare ogni giorno.

 

Mi sono infatti sempre chiesta che tipo di rapporto avessi io con l’ossessione di scrivere, che tipo di rapporto fosse in generale quello tra me e la mia innata attrazione per le parole, in che modo io scrivessi. Riflettendo e scrivendo in tutti questi anni, sono arrivata ad una conclusione agghiacciante, un po’ aristotelica un po’ nietzschiana, un po’ platonica, un po’ shakespeariana ,  un po’ aulica, un po’ sclerotica: la scrittura è  proprio il mio amante perfetto.. E lo è perché mi assomiglia: parla molto, mente, si dichiara,  e spesso culmina nella dichiarazione in cui finisce. A “ poli opposti si attraggono” non credeteci poi tanto, credete piuttosto a “ chi si piglia, s’assomiglia”.

 

Io e il mio amante ci amiamo perché siamo simili.  Perciò in virtù di questo riusciamo a fonderci e a coesistere nelle tante svariate sfumature. E non c’è perpetuazione, non c’è routine, non c’è noia, seppure siamo sempre io e lui, lui ed io, un universo che esiste e si distrugge a piacimento, e che prova goduria carnale e mentale nella disintegrazione e nella rinascita di sempre nuove combinazioni. Insomma è un amante contradditorio ed indecente, discreto ed invadente, eppure perennemente presente e comprensivo. Ma mai uguale a se stesso. Per questo io e lui siamo profondamente corrotti dentro, corrotti dal piacere di essere insieme, di essere altro sempre e al contempo noi stessi. In svariate forme siamo: piattole, topi, fiori, cipree, luce, buio, palazzi, capanne , strade, puntini nel nulla, buffoni, scienziati, ponti, sostanze corrosive o lenitive . Amore come scrittura, scrittura come metamorfosi continua. Una coppia, una cosa sola , una mala pianta che trae nutrimento da tutte le manifestazioni umane legate all’amore: tradimento, gelosia, idealizzazione, insulto, e persino nella prostituzione consapevole e consenziente . Si può chiedere di meglio di tutto questo vivere sulle montagne russe così tranquillamente come se si stesse passeggiando in campagna a raccogliere mammolette ?

 

Ovvio che come tutti gli amanti che passano la vita insieme, non sanno dire cosa vogliono l’uno dall’altro, perché non è certo solo per il piacere carnale che due amanti provano una passione così ardente a stare insieme, ed allora è chiaro che questo nostro legame è nato in un cosmo primordiale, dove tutto viene espresso come vaghi presagi, come divinando da un fondo enigmatico e oscuro. Io scrivo e non so cosa scrivo, né pretendo che qualcuno me lo spieghi , perché credo a quella frase di E. Dickinson, la quale ebbe a dire:  “ Che l’amore sia tutto, è tutto ciò che sappiamo dell’amore”.E la scrittura come l’ amore non ammette definizioni e limiti di fatto. Per questo è anche inganno. Si rompe lo specchio, ci si immagina proiettati in quello scritto che si ammira, e si gode poi l’immagine del proprio io, anche se lo si chiama con il nome di un’altra cosa, e con l’illusione di aver creato una nuova immagine. Invece è sempre la nostra stessa immagine, la nostra forma che varia nel tempo e nello spazio.

 

E’ inutile ora che vi dica che come in tutte le coppie che si rispettino , esiste dunque all’interno un legame complesso, che non prescinde finanche dall’odio. Infatti scrivere è anche odio,  e come tale quest’ultimo  mira a sfociare violento in ogni fiordo, itzmo e fiume , mirando così a sbarazzarsi del proprio impercettibile essere oggetti per l’altro e abolire la propria dimensione di alienazione. Ciò equivale a realizzare un mondo in cui l’altro non esiste. Chi può negare infatti che quando si scrive stiamo desiderando in realtà solo il nostro desiderio di predominio e assolutismo di esistere? Predominio ed assolutismo che tanto si avvicinano alle caratteristiche di quella che viene detta prostituzione. Mercifichiamo noi stessi per migliorare la nostra condizione, godendo del fatto che siamo in diritto di  non instaurare legami,  continuità e dedizione, né altre fatiche che qualche ingenuo chiama virtù. Quando scrivo spesso mi prostituisco, voglio cioè anche essere  restituita  al disamore, alla svendita dell’intimo, al sadismo di buttare le mie parole in faccia a qualcuno ferendolo a morte se è il caso. Insomma senza tirarla per le lunghe, per dirla alla Celine “ Scrivo come posso, quando posso, dove posso. Scrivo in fretta e furia, come ho sempre vissuto” come ho sempre amato, aggiungo. Ed ora che ho fatto questo excursus, non credete che io ne sappia qualcosa di più di ciò che scrivo, cerco solo di affidarmi al mio amante per rendere meno dolorose le mie illusioni.

 

Breve biografia dell’autore: llMezZanottEll è una e-writer che scrive dal 2005 in scelta di assoluto anonimato. Schiva ,riservata ed estremista per carattere, ha sempre declinato ogni invito di partecipazione ad eventi , a blog, riviste letterarie e meeting di poeti contemporanei, ritenendo la sua libertà di inesistenza, sua primaria fonte di ispirazione. L’unico blog a cui a scelto di partecipare nel tempo è il magmatico Thecatswillknow, da lei ritenuto di radice candido-anarchico-intellettual-integralista. Ella dichiara di non sapere cosa scrive esattamente, se prosa o poesia, se sogni  o profezie, lei proprio non lo sa, ritenendo ogni sua parola, una sorta di divinazione /maledizione  proveniente da luoghi pressoché sconosciuti. L’unica cosa che dichiara è che le sue parole hanno sempre avuto ed hanno solo e soltanto la consistenza di un pasto nudo. Principali ispiratori dell’autrice sono: William S. Bourroughs, Umberto Galimberti, Cristina Campo, Djuna Barnes, Anna Maria Ortese, Simone Weil, David Foster Wallace, James Ballard, Stefania Tupputi , Marina Pizzi. Occhio particolare e recente fonte di ispirazione per l’autrice è il medico scrittore Giorgio Todde.

 

Citazione di un frammento dell’autrice: “ Domandati circa i tuoi rem imbarazzanti, il disagio dato dai tuoi occhi sgranati su ciò che chiami amore. Domandati se per caso non provengano da un tuo mai superato 1200 nell’anima o dalla insensata folle corsa dei tuoi anticorpi nel nulla che ti circonda e ti distrugge piano ”.

 


momento armonico

Poi capita di svegliarsi soli
in uno di quei giorni gassosi
senza mattine
e senza mani a tastare il comodino

lasciare gli occhi sul soffitto
sperando in un grandangolo
perché misurare i chilometri alla fine
è un atto di fede

lo sai, la mancanza è un articolo indeterminativo ;
il momento armonico, un periodo lungo
orfano di virgole
una prefazione

di pagine come rotaie
e di un treno merci
che non passa, se non dopo il tramontare


Le mot imaginaire

Titolo : Lo sguardo serafico

non spiare la ristrettezza del tempo
le sue coperte il suo nutrimento
sulle vaste pianure moribonde
i topi corrono
bisbigliano
complottano
perché rimanga la peste

sul grano
sulla rosa
sulla felicità

dal sentore
perfezionato, noi
dormiamo
nell’eternità,
in un secondo
lo sguardo serafico
che silenzio!

le ossa si urtano deposte laggiù
il becchino raschia e gratta
quel che rimane di noi
la carne e dopo
il grido.

 

Titolo : Abitudini

sentivamo caldo nella salita, freddo nella discesa
abbiamo imparato a sciare
anche quando non c’era la neve
la migliore linea possibile da seguire,
persistenza dove vai?

piante alpine, perdita di peso, incontri
amore, mancanza d’amore, troppo amore
coltellino svizzero, fragilità, abbandoni
momenti sclerotici, cavalieri partiti
valigie, torta di prugne, consumo di psichiatria
intrattenimento col mondo

l’attore e il mago
tagliano gli alberi
e i sogni

il mago è quello che prende il potere
l’altro non ha la perfezione del ruolo
la rappresentanza inconcludente
offre solo un punto di partenza
nella tenerezza disimparata,

appena ho visto il giorno
ho preferito la notte
per vedere meglio la luminosità
delle stelle e del silenzio.

 

Le mot imaginaire potete leggerla su questo link ; http://imaginaire.splinder.com/


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