Il muro del canto “500”

Ma che ve credete che dentro sta stanza saremo na 50ina?
semo almeno 500, tutti stretti non se respira non c’è aria non c’è spazio, semo 500.
Voi direte no saremo al massimo 50
è che quanno se fa qualcosa, qualsiasi cosa,
non bisogna dillo a nessuno.
Vivemo in un epoca dove qualsiasi cosa famo, subito avvertimo tutti,
tutti sanno ndo stamo, tutti sanno quello che stamo a fa
e va finì che ogni persona che sa che quello che
stamo a fa noi se fa n’idea de noi e crea n’immagine,
n’immagine de noi n’immagine trasparente fatta de
luce, n’immagine che ce segue e va a fini che quanno
stamo pe strada non stamo più da soli
c’havemo intorno le immagini che la gente ha creato de noi
immagini silenziose che ce seguono come fantasmi
fantasmi che pare che pare che ce somigliano
ma nessuno davero è come noi
semo contornati, non c’havemo scampo
e voi l’immagini vostre che la gente c’ha de voi ve le
siete portate qui stasera, e mo stamo tutti stretti al
caldo e non se respira,
e va a finì che ste immagini nostre che se portamo
dietro piano l’iniziativa e se ne vanno ingiro a nome
nostro, e va a finì che poi te dicono:
“ao io ieri a te t’ho visto stavi a via cavour stavi in bicicletta”
“ma io ieri so stato tutto il giorno a casa, e nun c’ho manco la bicicletta ”
nsomma, se portamo dietro st’esercito de stronzi
de fantsmi che ce somigliano che vanno in giro a nome nostro
e va a finì che pure noi se confonnemo
magari a un certo punto se credemo
che l’immagine è quella vera e che semo noi che
semo fatti de luce, che semo un riflesso, e che nun valemo niente
e uno se porta tutti appresso: l’immagine che c’ha de te tu zia,
er mejo amico tuo er vicino de casa tuo,
tu cugino quello che nun ce vede da n’occhio, pure lui
s’è fatto n’idea de te e tu te la porti dietro
quando esci de casa che è un giorno de lavoro lo
capisci subito, appena metti un piede fori dal portone,
te colpisce sul collo un venticello zozzo che s’alza pe
via de tutta quella gente che va a lavorà contro voglia
e so i movimenti svogliati loro e delle macchinacce
loro e dell’immagini loro dei lavori che non vogliono fa…
che fanno alza quel vento zozzo che te pia a
schiaffi appena uscito de casa
io ho capito che il momento che preferisco de tutta la
settimana: è la domenica all’ora de pranzo, quando
metti piede fori casa la domenica all’ora de pranzo
l’aria è ferma, non se move niente, stanno tutti a casa
a magnà, e tu esci che nun c’hai nessuno intorno e lo
capisci subito perchè c’è silenzio, a parte sulla strada
che casa mia che se sente na sinfonia de forchette
che piano li piatti che pare che nessuno è bono a
magnà e in quel momento riesci a fa na cosa che non
se riesce a fa mai: a non esiste, perchè nessuno te
pensa e tu non pensi a nessuno, non te porti
appresso tutte quelle immagini che de solito c’hai ar seguito,
perchè st’esercito de immagini che se portamo dietro rischia
de esse un plotone, che prima o poi ce fa l’esecuzione.

Ancora una volta posto una cosa non mia. Questo è il testo di una canzone del gruppo musicale “il muro del canto”.

Informazioni su Gianluca Corbellini


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