Natalìa Castaldi

Autore : Natalia Castaldi

c’è una pace nell’ascolto delle cose
che come l’insieme delle gocce
forma l’incalcolabile vastità del mare
quando soffia l’attesa lieve delle onde
all’increspatura della tua fronte
che arriccia in silenzio il sopracciglio
e pensa

c’è una pace nel sentirsi granello tra le cose
che non si chiede ma si perdona l’esistenza
ora che la fine dell’anno è solo un rito formale
per il computo delle nostre ossa

[E’ una pace tersa stasera
barattare al tempo il mio perdono]

Natalìa Castaldi è l’ideatrice di Poetarum silva, blog letterario collettivo tra i MIGLIORI in rete. Per il link basta seguire il mio blogroll. Ha scritto “Dialoghi con nessuno”, edito da Edizioni Smasher che potete comprare a questo link :

http://www.edizionismasher.it/nataliacastaldi.html

 

Informazioni su Gianluca Corbellini


22 responses to “Natalìa Castaldi

  • morfea

    è bellissimo leggerla.
    la sua scrittura ha quel passo in più che lascia senza fiato.

  • natàlia castaldi

    troppo buoni, tu e Morfea… entrambi vi abbraccio.
    grazie di cuore.
    nc

  • llMeZzanottell

    Sicuramente ci sono fluidità e tono che conferiscono a questo testo un sapore compiuto. Ma certo il concetto ” goccia d’acqua nell’oceano” o ” il granello tra le cose” non mi entusiasmano per niente, forse perchè costituiscono un classico intramontabile del dire poetico.

  • natàlia castaldi

    è vero, è una poesia infatti tra tante, una di quelle che non scelgo mai, ma che non so perché viene al contrario sempre scelta. Forse una di quelle che meno mi rappresenta, ma alla fine va bene così, io sono anche questa.
    grazie mezzanottell
    nc

  • fulviosguerso

    Il commento critico di Mezzanotte, oltre che denotare spontaneità e schiettezza d’animo, pone un problema di non facile soluzione: una poesia può entusiasmare anche per i “concetti” che esprime? E’ forse compito della poesia esprimere concetti? Senza contare che “una goccia nel mare” e “un granello di sabbia” non sono concetti ma immagini. Anzi, suoni (fonemi) che evocano immagini. le quali, a loro volta, che cosa evocano?
    “Concetti”, risponderebbe, credo, Mezzanotte. Ma qualunque parola non è un concetto, o segno, di qualcosa? Eh sì, cara Mezzanotte, hai posto un bel problema (elegantemente rimosso dalla poetessa Natalia).

  • llMeZzanottell

    Caro Fulvio, ogni immagine cela un concetto, o se vuoi potremmo chiamarlo meglio messaggio. Ci si riferisca all’immagine, ci si riferisca al concetto, a mio avviso sono due facce della stessa medaglia. Il suono è altra cosa, ma riguardo a questo, come ho già detto sopra, nulla ho da eccepire in questo testo dal suono nitidissimo.

  • Mary Simonetti

    mi è sempre piaciuta Nat. ma questa, questa mi lascia davvero zitta.

  • 00chicca00

    concordo con Morfea c’è quel passo in più che rende pulsante quel granello fra le cose specie in relazione al computo delle nostre ossa
    bella davvero si legge in un fiato
    chicca

  • Gianluca Corbellini

    Arrivo come al solito in ritardo. Da parte mia devo dire che stimo veramente molto Natalìa. Non solo il suo modo di fare poesia ma proprio il suo approccio al mondo poetico, sempre senza inutili fronzoli e con parole chiare.
    Adoro la forza di carattere di chi comunque non accetta regole da salottino ma si propone con onestà.
    Grazie davvero per la presenza.

  • stroszek85

    Credo il problema sollevato da fulvio non sia un problema… Penso che il fatto di “esprimere concetti” sia un qualcosa di implicito e ovvio ogni qualvolta ci si confronti con la parola (o con qualsiasi altro linguaggio)…
    I concetti ci sono sempre (volenti o nolenti) e non credo esistano concetti belli o concetti brutti, esistono invece modi di porli esatti (o meglio che tentano di esserlo) e modi di porli sbagliati (o meglio che non si pongono il problema di essere esatti).

    La poesia, in generale, è fatta di dettagli, dettagli che a un occhio attento possono rivelare molto a proposito di ciò che ho detto prima… E entrando nel merito di questa, quando io leggo “incalcolabile vastità del mare” mi chiedo: ma è vero? E’ veramente incalcolabile? E mi rispondo che probabilmente è già calcolata (qualcuno si sarà preso la briga di calcolare i metri cubi di acqua presenti sulla terra… detta terra terra). E quel piccolo (ma grande) aggettivo non può che portarmi a pensare che non vi è nessun intento di cercare l’esattezza; per questo esatto motivo si finisce per attingere dal “classico intramontabile del dire poetico” come dice Mezza… Si potrebbe poi dire che per quanto calcolato non potrà mai essere esatto alla perfezione (il metraggio dell’acqua dico) ma prendendo questo discorso finiremmo per approdare al silenzio (ed è ovvio che la poesia non può essere fatta di silenzio)…

    Infine, tutti questi ragioinamenti, mi portano a vedere poco coraggio nella poesia (si attinge dal classico dire poetico come per mettersi al riparo)… e il poco coraggio è una cosa che una poesia, se vuole essere buona (e non solo sufficiente) deve sapersi scrollare di dosso.

  • Fulvio Sguerso

    “E’ ovvio che la poesia non può essere fatta di silenzio”, ma in silenzio e anche di silenzi sì (compresi quelli “sovrumani” del conte Giacomo)…

  • natàlia castaldi

    Carissimi, oltre a dirvi che avete ammonticchiato una bella montagna di cazzate, per le quali vi ringrazio, non sia mai che per il vostro tempo, ci tengo a precisarvi ove esse – cazzate – risiedano, sorvolando però sulla quantificazione cubica degli oceani per via di piogge improvvise sull’Atalntico.
    L’ “incalcolabile vastità del mare” non è una ripetizione concettuale all’interno di una poesiola che canta le brume al tramonto, bensì un’immagine che segue “l’ascolto delle cose”, che ne costituisce “forma” sintatticamente e sostanza concettualmente tra le rughe di una fronte mentre, il suo possessore, sembra perdersi nell’atto del pensare … e perché mai costui si perde? dunque qui, signori, torniamo all’ “ascolto delle cose” e alla “vastità”, a quella forma incalcolabile ed in eterna trasformazione e movimento, per cui nell’arricciatura di una fronte è possibile seguire, scorgere, immaginare il sussegursi continuo del moto ondoso, principio di movimento e continuazione del pensiero oltre il computo delle nostre miserabili ossa, di qualunque fronte arricciata e del vostro naso sbrodolante in cerca di un facile proscenio da esibizione.
    Dunque, la classicità, che_cosa_è? un piatto da servire come pranzo o cena? un balzerello reverenziale con inchino? un fiocchetto rosa che distingua un guanciale da un cuscino? o solo un apostrofo tra l’atto d’amore e un vocativo pio bove? quale classicità risiede nell’incalcolabile vastità? nessun calssicismo, trattasi, al contrario, di “vulgarissima” espressione quotidiana, pressocché gergale, così si voleva (noi maiestatis) che fosse, ovvero così come l’elemento del dialogo donna, attrice di scena fuori campo, doveva recitare o pronunziare il suo testo scritto, o altresì e meglio ancora, silenziosamente – a sua volta – pensato nell’atto dell’osservazione del suo uomo sul divano… giusto per non essere “classica”, ma “ordinaria”, banalmente se stessa.

    E però dove lo mettiamo adesso tutto questo classicismo? che pare che quando di poesia si sappia poco e male esca fuori come un coniglio dal cilindro, roba che tutto sommato sta sempre bene e ci garantisce almeno il credito di una formazione da magistero!? Beh, signori, vi accontento e vi trovo un comondo posizionamento nella classica classifica dei commentatori inconsapevolmente nostalgici di un classicismo liriconanistico e beceroautocelebrativo da critici letterari della sagra del mandorlo in fiore. B R A V ì !!🙂 incalcolabili e vastissimi baci a profusione.
    nc

  • stroszek85

    Anzitutto Natalia ti restituisco tutti i baci… e con gli interessi🙂 In secondo luogo visti i continui riferimenti a ciò che ho detto nel commento precedente non la posso lasciar cascare così, quindi ho un paio di cose da dire.
    Non sono un critico, mi autocelebro (come anche tu, altrimenti non ti prenderesti la briga di pubblicare le tue poesie alla vista di tutti) e potrei anche dire cazzate… Ma il punto è che la cazzata si può anche dire, ciò che invece non si può dire è la balla, la menzogna (questo sì, è fastidioso)… non per dire che tu hai detto balle, ci mancherebbe, solo per dire che io non ne ho detto; tutto il ragionamento che ho fatto parte dall’osservazione di una cosa che tu hai scritto (mica io) che è indubbiamente inesatta (o che comunque non ha nessuna intenzione di essere esatta, e che probabilmente non si è neppure posta il problema di esserlo)… Molto semplicemente ti sto dicendo che del verso precedente o di quello dopo non me ne frega nulla, perchè l’inesattezza è là, ed è un piccolo gesto che mi ha suggerito il commento precedente… Ti prego, se sei così certa, così sicura, perchè ti metti a parafrasare quello che già hai scritto nella poesia? Che motivo hai?
    Troppo facile parafrasarla o dirne le intenzioni, troppo facile appendersi al “vulgarissima”… come il gatto che miagola e dice di aver miagolato perchè miagola…

  • natàlia castaldi

    in vero, solitamente alla logica della calcolabilità del mare, non avrei mai risposto con alcun commento se non fosse capitato in una giornata in cui nun teng’nu cazze a fa’
    a parte questo, ti preciso che generalmente pubblico le mie poesie o su carta o nei miei siti, preferibilmente quello mio personale, che tengo come un diario di bordo, diversamente non vado mai ospite se non dietro richiesta dell’oste, né mi propongo a siti perché mi pubblichino le mie cosucce.
    Questo potrà confermarlo Gianluca.
    L’inesattezza non mi è chiara, semmai è espressione di un dubbio sulla possibile (?) quantificazione della vastità del mare e delle sue gocce… bah! è così banale l’osservazione che in effetti devo non tenere un cazzo da fare per continuare a rispondere in merito. Quanto alla parafrasi, pratica che detesto, mi sono divertita a farla in nome del presunto classicismo, proprio per delucidare l’assenza del medesimo e la banalità di questa poesia, che tra le mie, se posso dirlo, è una di quelle che più mi annoia. Ecco, il metro della noia, che è metro di tutta la raccolta da cui questa è espunta, sarebbe invece una buona prospettiva di indagine critica per valutare una pragmatica poetica che si sviluppa tra poesia narrativa e indagine esistenziale, sul quotidiano degli “attori” che mette in gioco, ma ovviamente un solo testo questo non lo consente.
    Come fa un gatto a dire mioagolando che miagola, omiagola o dice, non trovi?
    besos.

    p.s.: chiudo qui e cerco di affaccendarmi. ciao.

  • stroszek85

    Quello che intendevo è che in qualsiasi maniera e modalità, quando uno pone sotto gli occhi di tutti ciò che scrive è sempre per vanità e autocelebrazione (poi non dico che questo sia il motivo esclusivo, dico che una percentuale di questo c’è sempre). Per il resto la poesia è fatta di dettagli come dicevo prima, e un dettaglio di questa tua è quell’ “incalcolabile”… anche il tuo precedente commento rivela il fatto che a te non ti frega (o non ti è fregato) se la tal cosa sia calcolabile o meno, ciò che a te fregava era solo la suggestione (stantia, questo me lo concederai) che offre quell’aggettivo là… è questo che io ho criticato; l’assoggettamento a certi canoni senza che gli stessi siano visti veramente e sondati per quello che sono: “incalcolabile” comunica una cosa molto chiara. Solo questo… Infine credo di aver letto cose molto più criticabili; in fondo non posso dire che questa poesia mi abbia schifato e poi, comunque sia, apprezzo molto il fatto che tu ti sia aperta al dialogo… di solito trovi l’idiota che ti manda a cagare a prescindere…
    Ah… metti che il gatto miagola, arriva qualcuno e gli chiede: “Perchè hai miagolato?” e lui risponde: “Ho miagolato perchè io miagolo” :)))))

  • Fulvio Sguerso

    Che cosa aggiungere a questo bel dialogo a distanza sulla poesia? Niente… se non che il poeta (e la poetessa) si riconosce dallo stile come l’albero dal frutto.

  • natàlia castaldi

    Fulvio, il frutto è succoso e carnoso, quanto vero. nun fa’ a volpe… fulva. ciao!

  • Fulvio Sguerso

    E chi lo nega? Grazie comunque per la risposta…volpina.

  • Gianluca Corbellini

    Ho il mal di denti che mi perseguita…posso solo confermare che sono SEMPRE IO che chiedo di pubblicare sul mio blog…stessa cosa vale per Natalìa come per Mezzanotte, Samoa…e tutti gli altri. Tornerò per meglio inserirmi sulla discussione.

  • 00chicca00

    un saluto e un arrivederci a dopo il 26, che la vita ti sia propizia sempre!!
    chicca

  • stefano re

    Natalia la conobbi molto tempo fa… ed è una genialità del panorama letterario italiano.
    Stefano

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