Ciò che non volevo

Era questo di me che non volevo
reso divergenza di un colore
Nel grigio riflesso di una bisettrice
che taglia d’angolo
toccando il mio vertice in un grido
per concedermi il tempo di un errore
quasi a saturare tutto di peccato.

guardare, senza sapere la presenza
come saltare da una nuvola
e tu, che mi chiami in un tempo indefinito
a voler fermare il volo
nell’orbita di gesti non compiuti
del mio corpo che rinasce
ad un passo di luce dal ciliegio.

abitarmi, perdutamente verso terra
e tra le mani un rosario vuoto
senza poter pregare niente
nemmeno la tentazione del vento
che si poggia sopra il fremito più basso
fino a contenerne i soffi
e le punte d’ala di girandole.

dopotutto non solo per cadere
nell’avanzare di anni irreparabili
(perché il tempo è ciclico e non segna i compleanni)
come legna bagnata che non serve
tenuta in disavanzo nelle dispense
e poi asciugare le impronte
Con quel che rimane di certi sogni.

Informazioni su Gianluca Corbellini


10 responses to “Ciò che non volevo

  • Enrica

    Ogni tua poesia è un modo per condividere il tuo vissuto con chi ti legge e a volte questo coincidere di esperienze è il nodo da districare sempre. Complimenti è una gran bella lettura.

  • annagrazia

    Bellissima poesia, mi ci riconosco e mi ritrovo. Penso che noi amiamo le letture che ci somigliano, che ci risvegliano ricordi ed emozioni dimenticate. Tu li traduci in parole.

  • Gianluca Corbellini

    Grazie a tutte e due…del passaggio e del segno che fa sempre piacere :))

  • eirene

    è la malattia di ognuno di noi il vivere questa dicotomia tra il sogno e la realtà quasi che il nostro quotidiano sia talmente devastante da rendere impossibile cadere dalle nuvole e vivere in un tempo che non esiste… in un attimo d’eterno… l’ho immaginata così…

  • Gianluca Corbellini

    Eirene questa è la cosa più bella…il lettore quando legge veramente le poesie ne diventa in un certo senso autore. Grazie

  • Vanina

    il tempo indefinito…apertura alare…e poi lo squilibrio che nemmeno la fede puo’ placare…e cosa rimane?..assai, davvero!

  • Fulvio Sguerso

    Bella la rima interna (gozzaniana?) di “anni” con “compleanni”, e quella profonda analogia tra “un rosario vuoto” e il musicale ritornare del “tempo ciclico”. Ad infinitum? Ma quando mai una poesia può dirsi finita? Non certo quando l’ultimo verso cede al bianco silenzio della pagina………

  • Cettina Lascia Cirinnà

    … da quando ti leggo penso che ogni poesia sia un discorso intimo concatenato ad un sentire precedente e quindi aspetto paziente il prossimo scritto, ogni volta non deludi chi si specchia nele tue parole ne segue il ritmo e si perde nel suo significato più profondo.
    Grazie
    Cettina

  • maryline

    Gianluca , considero la Tua voce una delle più arcane e più pure.Buona vita a te, poeta!

  • Gianluca Corbellini

    Ringrazio Vanina, Fulvio, Cettina e Maryline…ho dei problemi con internet e appena avrò risolto il tutto risponderò in modo esaustivo ai commenti.

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