Ottiche lunari

Di quando ti lascio in quelle fasi lunari
nei bottoni spezzati, a gettarsi dai palmi
come certezze che crollano lentamente
là, dove un tempo immaginavi i soltistizi
di bambini in disordine che correvano nei cortili
e le mamme conserte a gridare forte.

non sporgerti dai balconi, che mai finiscono
è inutile seguire gli alberi a mezz’aria
meglio legarti al costato delle ringhiere
sperare che il ferro sia equidistante, nell’ombra
ad un passo d’inerzia dagli occhi.
Perché tu sei diverso, ricurvi le linee di vento
fino a piegarti il fieno nei capelli.

dimentica la polvere che muove le braccia
le voci riaperte,  senza più dita da latte
che raccontano di anni consumati nelle scarpe
e le volte che ti perdevi in sensi unici
come  pendoli arresi alla ferocia della ruggine.

meglio abitare le risonanze dei muri
che sembrano un lento frastagliare
da rivestire con la pelle d’oca sulle maniche
e poi al limite che non passi nessuno
a svegliarti il sonno d’arpa, la corda
e l’antidoto al venirti meno.

A mio fratello

Informazioni su Gianluca Corbellini


21 responses to “Ottiche lunari

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