Quasi ostaggio

Non schiudere i gradi delle braccia
a provare ali informi, quasi cieche
per non sentire il fragore degli abissi
come monete che non girano mai la faccia
e negli occhi un rigo di luna breve

non chiedermi di rimanere ad un ramo di sole
lasciami libero di sorgere, e poi morire in tempo
nell’affanno di un sipario che muove il volto
credere che al ventre sia fissato il cielo
di un autunno legato al collo, quasi ostaggio

il prezzo di una foglia sulla lingua, senza vento
che simuli il ricordo del tuo seno nudo
come un palliativo strisciato sulla carne
per poi rimanere separato nell’attesa
da questo corpo immerso in uno solo

perché anche l’amore si tramanda dagli oggetti
nelle stanze fermate per inciso
oppure fra i denti come fra la neve
ci svuota come tazze, e poi si finisce a fondo
sotto ciò che non viviamo.

Informazioni su Gianluca Corbellini


6 responses to “Quasi ostaggio

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